Cause degli attacchi di panico: la teoria psicologica

La teoria psicologica cognitiva sostiene che ogni problema emotivo e comportamentale umano (ansia, panico, ma anche depressione, senso di colpa, rabbia, problemi sessuali, alimentari, di coppia, ecc.) deriva dal modo specifico di pensare di quella persona. Infatti la psicoterapia cognitiva è così chiamata in quanto si occupa di ricercare le idee, le cognizioni, quindi le convinzioni della persona che sono alla base dei suoi problemi psicologici e di comportamento.

schema pensiero -> panico

Nel caso degli attacchi di panico (ansia, punto E), semplificando un po’, le persone presentano pensieri molto paurosi circa le conseguenza del loro stato d’ansia: per es., se sono per strada (Situazione S) possono pensare al punto (P) di perdere il controllo di se stessi o di impazzire e di considerare i sintomi fisici dell’attacco di panico come presagio di conseguente drammatiche.
A forza di pensarla così l’ansia aumenta sempre più ogni volta che si tratta di affrontare le situazioni problematiche, fino al punto in cui la persona si rinchiude dentro casa e a volte non esce più (conseguenze comportamentali al punto C: evitamento delle situazioni sociali). E’ questa la fase in cui la persona ha cominciato a pensare in modo agorafobico, considerando le situazioni come pericolose, ingestibili, con la necessità di avere vicino una figura protettiva e rassicurante.

A questo punto possiamo senz’altro riconoscere la validità della teoria biologica che sostiene che negli attacchi di panico è presente un’alterazione biochimica nel Sistema Nervoso Centrale. Ma ciò verosimilmente accade proprio perché, pensando ripetutamente in modo “panicogeno”, si modificano i processi chimici cerebrali (ricordiamo che lo stesso pensiero è in rapporto a fenomeni chimici) e quindi lo stato emotivo, con modificazione dei neurotrasmettitori.